Musica, poesia e mito nel Medioevo italiano
Ensemble Atlante
Paolo Borgonovo, voce, traversa
Matteo Zenatti, voce, arpa medievale
Uno spettacolo di narrazione e musica
Testi tratti da: Tristano Riccardiano, La Tavola Ritonda, Tristano veneto.
Musiche di Francesco Landini, Lorenzo da Firenze, Giovanni da Firenze, Gherardello da Firenze, Anonimo del XIV sec.
"...e avendo Tristano bevuto il beveraggio, si maraviglia molto molto, perché sua volontà in alcuno modo non poteva raffrenare. E simile e in tale modo era infiammata madonna Isotta: e per tale, l'uno guatava l'altro..." (da La Tavola Ritonda)
Tra i numerosi miti cavallereschi che dal dodicesimo secolo si
diffusero largamente dalla Francia in tutta Europa, il pubblico
italiano preferì di gran lunga la storia di Tristano e Isotta, i due
sventurati amanti legati per sempre da un magico filtro d'amore. Se il
francese Tristan en prose era il libro più letto nelle corti feudali,
per i ricchi mercanti della Penisola furono presto allestiti - a
cavallo tra Due e Trecento - anonimi rifacimenti in volgare: Il
Tristano Riccardiano, La Tavola Ritonda e il cosiddetto Tristano
Veneto, quest'ultimo così caratteristico per il colorito linguistico
regionale.
Abbiamo scelto di recitare alcuni passi da questi romanzi per
abbozzare la vicenda del cavaliere di Cornovaglia e della principessa
d'Irlanda, nella forma in cui potevano leggerla e conoscerla gli
italiani del Trecento.
Negli antichi testi ricorre continuamente la presenza della
musica. Tristano non si separa mai dalla propria arpa; suona, canta e
compone canzoni che, secondo una finzione narrativa di gustoso
realismo, si diffondono con straordinario successo: un bel giorno
accade perfino che, nel canto di una sospirosa donzella alla finestra,
il vanitoso cavaliere-cantore, con un certa compiaciuta civetteria,
riconosca una propria composizione! Non è da meno Isotta, che sogna,
prega, piange e sospira in musica e in poesia. A ridar suono a quelle
voci vengono in nostro soccorso i manoscritti che conservano il
prezioso repertorio dell'Ars Nova italiana - con due eccezioni: una
irlandese, a mo' di tocco paesaggistico, e una francese (il celebre
lamento di Tristano).
Seguendo l'esempio dei "cantimbanchi" medievali, i due
musicisti-cantori-attori intessono uno spettacolo sorretto dal ritmo
serrato di una narrazione che crea il contesto più naturale per alcune
delle più preziose gemme musicali del tardo Medioevo: una struttura che
assicura la piacevolezza dell'ascolto senza compromettere il rigore
della prassi esecutiva. La durata complessiva è di poco più di un'ora
senza interruzione.
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Ascolta estratti (concerto dal vivo, 2008):
Tristano in Irlanda (Anonimo medievale irlandese)
Vaga fanciulla (F. Landini)
Sia maledetta l'ora (F. Landini)
Estasi e languori nella musica sacra di Claudio Monteverdi
Ensemble Atlante
Paolo Borgonovo, Matteo Zenatti, tenori
Carmen Leoni, organo
Musiche di Claudio Monteverdi (1567-1643)
Letture di testi di S. Maria Maddalena de’ Pazzi (1566-1607)
Tra fine Cinquecento e primi del Seicento una corrente di
forte misticismo percorre tutta l'Europa cattolica, anche nel
segno di quel rinnovamento spirituale che tentò di rispondere
alla Riforma luterana. L'incontro estatico tra l'orante e la
manifestazione divina fa parte della cultura dell'epoca, è
comune oggetto di conversazione, è diffuso soggetto di
rappresentazione letteraria e artistica.
Claudio Monteverdi (1567-1643), artista attento e partecipe
del suo tempo, coglie e interpreta tali fermenti in una
produzione sacra di un'intensità espressiva assolutamente
inaudita. Nel musicare testi sacri carichi di atmosfere mistiche
e di immagini "affettuose", il compositore piega i procedimenti
stilistici e retorici dell'avanguardia musicale madrigalistica e
teatrale alla descrizione dell'estasi mistica come stato di
sublimazione delle passioni: del resto, la stessa direzione di
ricerca è perseguita dall'arte sacra pittorica e statuaria coeva.
"Amore, Amore! O Amore, che non sei né amato né conosciuto! Amore, datti a tutte le creature, Amore! se non trovi do' ti riposare, vieni tutto in me che ti raccetterò ben io...O Amore, tu mi fai struggere e consumare. Tu mi fai morire e pur vivo... (Maria Maddalena de’ Pazzi, La Probatione II)
Come compagna di viaggio per
ricostruire la temperie culturale
del periodo abbiamo scelto una
mistica italiana contemporanea
di Monteverdi, Santa Maria
Maddalena de' Pazzi, al
secolo Caterina (1566-1607).
La recitazione di brevi stralci
tratti dalle sue opere, nelle
quali la manifestazione divina è
descritta con accenti di potenza
quasi erotica, farà da
suggestiva cornice alle note di
Monteverdi e ne fornirà il
contesto storico e culturale.